Monsters and Men Recensione

Titolo originale: Monsters and Men

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Monsters and Men: la recensione del dramma sociale di Reinaldo Marcus Green

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Monsters and Men: la recensione del dramma sociale di Reinaldo Marcus Green

Nel cuore di Brooklyn, il gigante buono Darius dispensa affetto per chiunque. Quando un'azione di polizia porta alla morte dell'uomo (disarmato e innocuo), la tensione sociale sale inesorabilmente. L'atto di violenza scuoterà le coscienze del latino Manny (Anthony Ramos), del poliziotto nero Dennis (John David Washington) e dell'aspirante stella del baseball Zyric (Kelvin Harrison Jr.).

Monsters and Men è scritto e diretto dall'esordiente Reinaldo Marcus Green, con all'attivo solo alcuni cortometraggi ma chiaramente mosso da un'urgenza sociale che da un anno a questa parte sta scuotendo gli Stati Uniti. Non che i temi trattati non siano eterni e non si trascinino da secoli, senza che le cose cambino. Il lavoro di Green ha il pregio di riflettere in modo piuttosto articolato sulle possibilità di cambiare le cose dall'interno, non solo con una doverosa ribellione ma anche con un attivismo che non lasci morire il ricordo di innocenti che hanno già perso la vita vera. Seguendo quest'idea, Green costruisce tre esperienze che hanno sbocchi differenti: ci sarà chi sacrificherà vita e lavoro, chi non sarà disposto a immolarsi, chi cercherà di non perdere la propria esistenza consacrandola però alla causa. In definitiva: sacrificio, rifiuto, compromesso, alcune delle reazioni davanti al bivio tra "mostri e uomini". Questa divisione suggerisce la volontà apprezzabile dell'autore di voler toccare tutti gli animi e garantire l'immedesimazione a diverse sensibilità, tanto da far passare in secondo piano lo schematismo della struttura. L'interpretazione degli attori è inoltre adeguata.

Dove tuttavia Monsters and Men perde colpi è proprio nella sua costruzione cinematografica. A parte un inizio folgorante e un paio di altre sequenze riuscite, la messa in scena non riesce quasi mai ad andare oltre un'esecuzione elementare del copione. La sceneggiatura, pur sorreggendosi su quelle basi solide di cui sopra, cede a volte al timore di non spiegare abbastanza le emozioni dei personaggi e si affida a qualche dialogo risaputo. La combinazione di questi due problemi rallenta il ritmo della narrazione, disperdendo la tensione che dovrebbe essere la base stessa dei contenuti. La presenza di John David Washington, già protagonista per Spike Lee di BlacKkKlansman, rimanda inevitabilmente all'altro film, di tema analogo ma di altro stile ed energia.
Le idee comunque in Monsters and Men ci sono, e i suoi limiti di gioventù registica non riescono a cancellare la consapevolezza di quanto questi abusi siano una spina nel fianco del vivere civile.



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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