Green Book Recensione

Titolo originale: Green Book

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Green Book: recensione della commedia on the road con Viggo Mortensen e Mahershala Ali presentata alla Festa di Roma

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Green Book: recensione della commedia on the road con Viggo Mortensen e Mahershala Ali presentata alla Festa di Roma

Una strana coppia sfreccia per le strade tutte dritte e uguali del sud degli Stati Uniti. Uno davanti e uno dietro, il loro profilo a tratti partecipe, più spesso annoiato, ci accompagna in una cavalcata di alcune settimane ma anche di alcuni secoli all’interno del mondo più intollerante e razzista degli Stati Uniti. Oltretutto siamo agli inizi degli anni ’60 e il tizio che guida, l’autista, è un bianco, mentre il suo datore di lavoro, seduto composto e vestito con eleganza, è un nero. Incredibile, per molti che li guardano come fossero alieni, ma soprattutto un materiale cinematografico di prima grandezza.

Green Book racconta la storia realmente accaduta di un’amicizia nata per caso e consolidatasi lungo quelle strade di due persone che più diverse non si potrebbe. Tony è un buttafuori italo americano, Don un pianista di fama dal grande talento, pioniere fra gli afroamericani accettati nei circoli esclusivi della musica americana. Abita a New York, in un sontuoso appartamento, con tanto di trono, proprio sopra un tempio della musica come la Carnegie Hall, sempre solo se non fosse per un improbabile maggiordomo tuttofare indiano che sembra uscito da Hollywood Party. Tony, invece, è circondato da una famiglia numerosa, sempre riunita intorno a una tavola imbandita all’inverosimile di ogni ben di Dio, in puro stile Italian American New Jersey.

Tony ha bisogno di soldi, le bocche da sfamare sono tante, e il locale in cui lavora è stato chiuso per alcuni mesi; Don, da parte sua, soldi ne ha tanti, così come bisogno di qualcuno che lo porti in giro e organizzi viaggi e pasti. Per farlo, Tony studierà disciplinatamente una guida tanto ignobile quanto dalle nostre parte poco conosciuta. La Negro Motorist Green Book, da cui il titolo. Pubblicata fino alla metà degli anni Sessanta, era una guida ai ristoranti e agli hotel che accettavano neri. In questo modo, in Green Book, diretto da un insospettabile come Peter Farrelly, si genera un corto circuito allora non inusuale, ma oggi decisamente sì. Il tenore di vita alto borghese è quello del nero Don, ma negli alberghi migliori può dormire solo il bianco Tony, capovolgimento rispetto al luogo comune che riguarda anche altri ambiti, come la passione di Tony per il pollo fritto e la musica black, non condivisa assolutamente da Don, che si deve prestare agli insistenti tentativi del suo autista di indottrinarlo sulle qualità canore di Aretha Franklin e le virtù delle cosce di pollo del Kentucky Fried Chicken.

Ma è giunto il momento di aprire il capitolo interpretazioni; sono infatti due fuoriclasse in grande spolvero a interpretare i due protagonisti: Viggo Mortensen, ingrassato più di venti chili e dall’accento adorabile, e Mahershala Ali, sempre più lanciato dopo l’oscar per Moonlight. Green Book è una delle vere sorprese della stagione, allo stesso tempo una commedia scritta mirabilmente e a tratti esilarante, un instant classic già pronto per le programmazioni natalizie, e un ritratto vivido sulla ricaduta quotidiana delle discriminazioni razziali di quegli anni. Una descrizione che suscita rabbia, un monito importante in un’epoca di risacca etica e dei diritti nell’America di Trump.

Privo della pesantezza di un certo cinema militante e didascalico, contiene in realtà una carica politica molto forte e capace di arrivare molto più efficacemente a destinazione. Si ride, ci si indigna, ci si commuove e si pensa anche a una storia che fino a pochi anni fa sembrava lontana e invece oggi suona molto recente. 



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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