Alba e Alice Rohrwacher, ovvero la forza della sorellanza

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Alba e Alice Rohrwacher, ovvero la forza della sorellanza

La Festa del Cinema di Roma sembra ormai aver chiuso i battenti. Il vizio della speranza di Edoardo de Angelis si è aggiudicato il Premio del Pubblico, i nomi dei vincitori di Alice nella Città sono stati resi noti, la conferenza di chiusura ha indicato numeri e risultati, la sala stampa è stata smantellata e il tappeto rosso, zuppo di pioggia, sta per essere arrotolato e messo via per il prossimo anno. Ma il festival non è proprio finito finito, perché Antonio Monda ha organizzato un ultimo Incontro Ravvicinato. Ne sono protagoniste Alice e Alba Rohrwacher, che entrano nel Teatro Studio e subito "si beccano" ciascuna un complimento, di cui il Direttore si fa ambasciatore: Alice è una delle registe preferite da Martin Scorsese, mentre Alba gode della stima incondizionata di Meryl Streep. Le due sorelle hanno scelto alcune scene dei loro film e, commentandole, parlano dell'affetto che le lega.

Si inizia da Corpo celeste, da una sequenza in cui la piccola Marta discute con la sorella maggiore. "Ci piaceva iniziare l’incontro" - comincia Alice - "dalla scena di una litigata fra sorelle. Si tende sempre a vedere nel conflitto una cosa negativa, e invece per noi non lo è. Nel rapporto che abbiamo, il conflitto è un elemento positivo, è sempre stato fondamentale, perché nasce dalla libertà".
"Il nostro rapporto burrascoso" - dice invece Alba - "fa sì che riusciamo a dirci una verità scomoda, cruda, e questa verità ci fa progredire nel lavoro in maniera fluida, senza le ipocrisie della paura di ferire o di essere ferite. I nostri litigi di ragazzine partivano sempre dai vestiti che ci rubavamo, le nostre discussioni sono sempre state legate alle cose".
"Quando ho fatto il mio primo film" - riprende Alice - "ho scelto una storia lontana da me, ambientata in Calabria e incentrata sulla cresima, e forse il rapporto fra le due sorelle era la cosa che più mi dava un senso di familiarità, è tutto visto attraverso gli occhi di Marta, che deve imparare ad accettare le critiche. Come regista, la cosa più preziosa che si può avere è una critica di cui ci si fidi, che non punti solo a distruggere. Le critiche di Alba per me sono fondamentali".

Poi la sala si oscura e parte una breve clip de Le meraviglie in cui Alba/Angelica si prende amorevolmente cura di una delle sue quattro figlie. A proposito della poesia che la sequenza trasuda, Alice Rohrwacher dice: "La forza che ho ricevuto dal cinema come spettatrice è la forza di volare oltre la storia. Guardando film, ho appreso il valore simbolico, magico dell'immagine. Mi chiedono spesso di riassumere i mei film in due parole, ma uno fa un film perché ci sono cose che non riesce a dire, che non stanno nella parole ma nell'esperienza dell’immagine, e l'esperienza dell'immagine è poesia".

Si continua con un altro estratto de Le meraviglie, con una sequenza caotica nella quale Angelica discute con il marito e con le figlie, in particolare Gelsomina. E’ ancora Alice a prendere per prima la parola: "Anche se quella che racconto ne Le meraviglie non è la nostra famiglia, i personaggi condividono molto con noi. Gelsomina è Alba come l'ho vissuta, il film è un atto d'amore per i primogeniti, io sono la secondogenita, sono stata sempre più mite e contemplativa di Alba, toccava a lei rompere i muri".
Alba fa sì con la testa e se la ride nel sentire le parole della sorella, e aggiunge: "Io agivo e lei stava a guardare, lei diceva: è tutto facile, la porta è aperta". Poi, tornando al film, racconta: "Per me leggere la sceneggiatura de Le meraviglie è stato come trovarmi immersa in un trattato di psicoanalisi scritto da una persona che mi aveva osservato. Il desiderio di fuggire dal luogo in cui uno nasce io l'ho vissuto. Ricordo i miei rossori mentre andavo avanti con il copione, era come se quelle pagine mi stessero denudando, solo che io non mi sarei denudata così, quindi mi sono arrabbiata".

Dopo un pezzetto del cortometraggio Djess realizzato per Miu Miu, si passa a Lazzaro Felice e Alice parla della spiritualità che si respira nel suo cinema: "Come il cinema è mancato nella nostra famiglia, così la spiritualità non ha fatto parte del nostro percorso educativo. Qui la spiritualità è sia la religione ufficiale, quella della marchesa, che la religione dell'umano, e in questa seconda religione Lazzaro è un santo. Comunque per me soltanto credere nella forza dell'immagine è una fede".
La scena che vediamo di Lazzaro Felice è quella in cui Lazzaro risorto rincontra Antonia, che nel frattempo è diventata adulta. "Rileggendo quella scena sulla sceneggiatura" - confessa Alice - "Mi sentivo imbarazzata: mamma mia come faremo a fare questa scena - mi dicevo. Quell'imbarazzo però mi confortava, oggi tutto tende ad andare verso l'emozione, io voglio andare verso l'imbarazzo".

Di Lazzaro Felice ci godiamo un altro lungo momento, dopodiché, incalzate da Antonio Monda, le due sorelle raccontano cosa amano di più l'una dell’altra dal punto di vista artistico: per Alba la cosa più bella di Alice è il mistero, per Alice un comune sentire.
L'Incontro Ravvicinato si conclude con un paio di minuti di uno dei film preferiti dalle Rohrwacher. Si tratta di Una moglie di John Cassavetes. Alba lo ha scelto per la bravura di Gena Rowlands, che "ci restituisce un'interpretazione memorabile dalla quale non possono prescindere tutte le donne che decidono di fare le attrici". Per Alice, Cassavetes è un must, perché "è un autore che non è mai né vittima né padrone di una storia".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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